Caporalato, protocollo contro sfruttamento

I Ministeri dell’Interno, del Lavoro, delle Politiche agricole alimentari e forestali, hanno firmato nelle scorse settimane a Roma il Protocollo contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura. Con il Protocollo sarà possibile consolidare una “rete”, costituita da tutti i soggetti interessati, per la messa in campo di una serie di iniziative che realizzeranno progetti concreti contro il fenomeno del caporalato e il miglioramento delle condizioni di accoglienza dei lavoratori. Centrale sarà la regia delle Prefetture che sui territori saranno chiamate a un’azione di coordinamento delle attività da mettere in campo.Queste saranno le azioni principali:  – stipula di convenzioni, per l’introduzione del servizio di trasporto gratuito per le lavoratrici e i lavoratori agricoli che copra l’itinerario casa/lavoro;- istituzione di presidi medico-sanitari mobili per assicurare interventi di prevenzione e di primo soccorso;- destinazione d’utilizzo di beni immobili disponibili o confiscati alla criminalità organizzata per creare centri di servizio e di assistenza socio-sanitari organizzati dalle competenti istituzioni anche in collaborazione con le organizzazioni di terzo settore e con le parti sociali;- progetti pilota che prevedano l’impiego temporaneo d’immobili demaniali in caso di necessità di gestione delle emergenze connesse all’accoglienza dei lavoratori stagionali;- bandi per promuovere l’ospitalità dei lavoratori stagionali in condizioni dignitose e salubri, per contrastare la nascita o il perdurare di ghetti;- sperimentazione di sportelli d’informazione per l’incontro domanda e offerta di servizi abitativi, anche valorizzando le esperienze promosse dalle parti sociali;- organizzazione di servizi di distribuzione gratuita di acqua e viveri di prima necessità per lavoratori stagionali;- potenziamento delle attività di tutela ed informazione ai lavoratori;- attivazione di servizi di orientamento al lavoro mediante i Centri per l’impiego ed i servizi attivati dalle parti sociali, in prossimità del luogo di stazionamento dei migranti, per consentire un facile accesso ai servizi forniti dallo stesso ente;- attivazione di sportelli informativi attraverso unità mobili provviste di operatori quali mediatori linguistico-culturali, psicologi e personale competente;- istituzione di corsi di lingua italiana e di formazione lavoro per i periodi successivi all’instaurazione del rapporto di lavoro agricolo.

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