Indennizzo dell’infortunio in itinere con mezzo proprio

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L’infortunio in itinere accorso al lavoratore che utilizza il mezzo privato è indennizzabile se tale utilizzo è necessitato. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13950/16, è nuovamente intervenuta sulla materia affermando che i tempi d’attesa dei mezzi pubblici devono essere ragionevoli e i tempi di percorrenza devono rispettare la dignità e la salute del lavoratore.Ricordiamo che l’Inail con la circolare n. 62/14 ha specificato che il Dlgs. n. 38/00 prevede l’esclusione della tutela dell’infortunio in itinere nel caso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate. L’interruzione e la deviazione si intendono necessitate quando sono dovute a cause di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all’adempimento di obblighi penalmente rilevanti. Ma cosa s’intende per necessità della deviazione? Ad esempio quella effettuata dai genitori per accompagnare i figli a scuola, con la conseguente tutelabilità degli infortuni accaduti durante il percorso deviato, o nel normale percorso casa-lavoro e viceversa, dopo la sosta presso la scuola del figlio.Al fine di riconoscere l’indennizzabilità dell’infortunio in itinere, l’infortunio occorso al lavoratore nel tragitto casa-lavoro, interrotto o deviato per accompagnare il proprio figlio a scuola, previa verifica della necessarietà dell’uso del mezzo privato, potrà essere ammesso alla tutela assicurativa con dei limiti. Tale riconoscimento è, infatti, subordinato alla verifica delle modalità e delle circostanze del singolo caso (come ad es. l’età del figlio, la lunghezza della deviazione, il tempo della sosta, la mancanza di soluzioni alternative per assolvere l’obbligo familiare di assistenza del figlio), attraverso le quali sia ravvisabile, ragionevolmente, un collegamento finalistico e “necessitato” tra il percorso effettuato e il soddisfacimento delle esigenze e degli obblighi familiari, la cui violazione è anche penalmente sanzionata.Ad avviso della Corte territoriale che aveva valutato il ricorso del lavoratore contro l’indennizzo negato, invece, l’uso del mezzo di trasporto privato non era necessitato stante l’esistenza del mezzo pubblico che ogni giorno collegava il luogo di lavoro con l’abitazione. Il sacrificio di tempo, dovuto alla necessità di attendere alla fermata l’autobus era generico, non essendo specificato quali esigenze personali e familiari non potessero essere soddisfatte per il maggior tempo impiegato nell’attesa.

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