Datore di lavoro fallito, che succede?

Il fallimento del proprio datore di lavoro, è uno dei momenti più drammatici che un lavoratore possa trovarsi a vivere. Ad accentuare la drammaticità del momento è l’assenza di chiare informazioni su quello che sarà il destino dei lavoratori dell’impresa. E’ in queste situazioni che la figura del Consulente del Lavoro diviene fondamentale.Quando l’impresa si trova in stato d’insolvenza, cioè quando non può più pagare i propri debiti, il Tribunale, a tutela dei creditori, tra cui particolare riguardo hanno proprio i lavoratori, dichiara il fallimento dell’impresa e conseguentemente  provvede alla nomina di un curatore (o più di uno) affinché provvedano, a liquidare  l’attivo (vendendo i beni ed incassando i crediti) e pagare i creditori secondo regole rigide e senza preferenze (c.d. par condicio creditorum).  Il fallimento non è, quindi, la continuazione dell’impresa sotto altra direzione, anzi, di norma l’azienda è destinata alla rapida chiusura, con la sola eccezione di un possibile esercizio  provvisorio (comunque fortemente limitato nel tempo), magari finalizzato alla cessione in blocco dell’azienda con il conseguente reimpiego (almeno) di parte dei lavoratori.Il fallimento non causa l’automatica cessazione dei rapporti di lavoro, spetta ai curatori però decidere (art 72 della legge fallimentare) quali contratti (anche di lavoro) continuare e quali cessare.Il curatore può, quindi, rescindere il contratto di lavoro, ma deve farlo secondo le modalità ordinarie, il licenziamento va intimato in forma scritta, con la corretta motivazione, ed, eventualmente , attivando le procedure di licenziamento collettivo. Il lavoratore però, per riscuotere i propri crediti (indennità di preavviso e TFR compresi) dovrà presentare istanza di insinuazione al passivo del fallimento, partecipando così in modo privilegiato alla ripartizione dell’attivo. Nel caso in cui i propri crediti non dovessero essere soddisfatti, allora interverrà l’INPS garantendo il pagamento del TFR e gli ultimi tre mesi di retribuzione; il TFR versato a forme di previdenza complementare , od al fondo di tesoreria INPS, è già di per sé garantito.In sintesi, la tutela dei creditori è il principio ispiratore della legge fallimentare ed è uno dei pochi casi in cui la tutela dei lavoratori trova una sorta di limitazione (salvo il caso in cui lavoratore e creditore coincidano).

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